Come faccio a vietare la caccia sul mio terreno?
Una richiesta ricorrente che ci perviene, da tutte le parti d’Italia, è quella relativa alle modalità con cui ottenere il divieto di caccia sul proprio terreno.
Ricordiamo, infatti, che l’articolo 842 del Codice civile, commi 1° e 2°, dispone: “Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno. Egli può sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall’autorità”.
La previsione generale, purtroppo, è in favore del libero ingresso dei cacciatori (e solo di essi) nei terreni altrui per l’esercizio della caccia. E’ frutto del periodo (il regime fascista) durante il quale venne elaborato e approvato il codice civile (regio decreto 16 marzo 1942, n. 262) e del relativo incoraggiamento dello spirito bellico che dovrebbe permeare chiunque abbia in mano un’arma.
Si tratta di una palese violazione del principio di uguaglianza dei cittadini, sancito dalla Costituzione, che devono godere degli stessi diritti davanti alla legge (art. 3) e devono vedere assicurato il loro diritto alla proprietà privata riconosciuta e garantita dalla Costituzione in maniera esclusiva e temperabile solo per “motivi di carattere generale” (art. 42).
Come si fa a riequilibrare le cose, almeno un po’?
Limitazioni di carattere generale sono l’istituzione di un “fondo chiuso” ovvero la presenza di “colture in atto suscettibili di danno”.
Si ha “fondo chiuso” a termini di legge (art. 15, comma 8°, della legge n. 157/1992 e s.m.i.)[1] quando il proprietario o il conduttore del fondo abbia predisposto lungo tutto il perimetro del terreno una recinzione costituita da muro, rete metallica o altra effettiva chiusura, di altezza non inferiore a metri 1.20, o delimitati da corsi d’acqua perenni dalla profondità di almeno metri 1.50 e larghezza di non meno di 3 metri. Obblighi in capo al proprietario o al conduttore quelli di tabellazione visibile lungo il perimetro e di comunicazione alla Regione e alle altre amministrazioni pubbliche eventualmente competenti, secondo normativa regionale (in Sardegna l’Assessorato regionale della difesa dell’Ambiente e il Comitato provinciale faunistico, avente sede presso le Amministrazioni provinciali).
Vi sono anche i divieti generali di attività venatoria nei terreni in attualità di coltivazione ovvero quei terreni su cui incidono frutteti specializzati, vigneti e uliveti fino alla data del raccolto e in tutti i terreni individuati dalle regioni in attualità di coltivazione (art. 15, commi 7° e 8°, della legge n. 157/1992 e s.m.i.). Per tutti questi terreni il divieto di caccia si suppone nell’interesse delle coltivazioni e tende a prevenire eventuali danni all’agricoltura che causano l’obbligo di risarcimento a spese dello Stato.
Inoltre, il proprietario o il conduttore può chiedere l’esclusione dei propri terreni dalla c.d. gestione programmata della caccia (art. 15, commi 3° – 6°, della legge n. 157/1992 e s.m.i.): deve inoltrare, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico- venatorio, al Presidente della Regione richiesta motivata da esaminarsi entro 60 giorni (art. 2 della legge n. 241/1990 e s.m.i.). La richiesta dev’essere accolta se non ostacola l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria (art. 10 della legge n. 157/1992 e s.m.i.). E’ accolta, inoltre, “in casi specificatamente individuati con norme regionali, quando l’attività venatoria sia in contrasto con l’esigenza di salvaguardia di colture agricole specializzate nonchè di produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica, ovvero quando sia motivo di danno o di disturbo ad attività di rilevante interesse economico, sociale o ambientale”.
Anche in questo caso vanno apposte tabelle, esenti da tasse, a cura del proprietario o conduttore del fondo, le quali delimitino in maniera chiara e visibile il perimetro dell’area interessata. Ovviamente “nei fondi sottratti alla gestione programmata della caccia è vietato a chiunque, compreso il proprietario o il conduttore, esercitare l’attività venatoria fino al venir meno delle ragioni del divieto”.
Queste ultime ipotesi sono applicabili soltanto in caso di attuazione della c.d. gestione programmata della caccia: in Sardegna, ad esempio, nonostante sia prevista dalla legge regionale n. 23/1998 e s.m.i., non ha ancora avuto esecuzione concreta.
Gruppo d’Intervento Giuridico, Lega per l’Abolizione della Caccia, Amici della Terra
[1] “L’esercizio venatorio è vietato a chiunque nei fondi chiusi da muro o da rete metallica o da altra effettiva chiusura di altezza non inferiore a metri 1,20, o da corsi o specchi d’acqua perenni il cui letto abbia la profondità di almeno metri 1,50 e la larghezza di almeno 3 metri. I fondi chiusi esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge e quelli che si intenderà successivamente istituire devono essere notificati ai competenti uffici regionali. I proprietari o i conduttori dei fondi di cui al presente comma provvedono ad apporre a loro carico adeguate tabellazioni esenti da tasse” (art. 15, comma 8°, della legge n. 157/1992 e s.m.i.).





Un’altro regalo fatto alla potente lobby dei cacciatori, tanto per cambiare….
A chi bisogna rivolgersi per avere la documentazione necessaria a chiudere il fondo?
è necessario chiudere i propri terreni con una recinzione continua (muro, rete, ecc.) alta almeno mt. 1,20 e tabellarla con i cartelli come quelli riportati in questo articolo. Poi bisogna comunicarlo alla Regione e alle altre amministrazioni pubbliche eventualmente competenti, secondo normativa regionale (in Sardegna l’Assessorato regionale della difesa dell’Ambiente e il Comitato provinciale faunistico, avente sede presso le Amministrazioni provinciali).
basterebbe anche piantare delle siepi continue che recinti tutto il terreno alto un metro e venti
purtroppo le leggi italiane permettono a personaggi armati di girare impunemente in casa nostra, è una LEGGE BARBARA…………..
Grazie per le informazioni. Sollecitiamo Il Governo Tecnico ad ABOLIRE LA CACCIA. E a mettere una tassa su tutti i possessori di un’arma.
Ogni anno un cacciatore inciampa e ammazza un figlio o un passante…
ma che hanno questi.. grilli nel cervello?
bisogna aspettare che venga colpito il figlio di un politico perchè si possa modificare la legge.
ASPETTIAMO ALLORA
la Caccia é di nuovo inziata…purtroppo. Partendo già dal presupposto di essere contro questo hobby inutile e cretino, eccomi qua, di sabato, unico giorno in cui posso dormire un pochino di più, ad essere sveglia da prima delle 7 perché qui fuori sembra una guerra!nn ce la faccio più ! Ma c’è un limite di distanza dai centri abitati?
ciao Arianna, ecco le disposizioni che ti interessano:
art. 21 della legge n. 157/1992 e s.m.i.
E’ vietato a chiunque …
e) l’esercizio venatorio nelle aie e nelle corti o altre pertinenze di fabbricati rurali; nelle zone comprese nel raggio di cento metri da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro e a distanza inferiore a cinquanta metri da vie di comunicazione ferroviaria e da strade carrozzabili, eccettuate le strade poderali ed interpoderali;
f) sparare da distanza inferiore a centocinquanta metri con uso di fucile da caccia con canna ad anima liscia, o da distanza corrispondente a meno di una volta e mezza la gittata massima in caso di uso di altre armi, in direzione di immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro; di vie di comunicazione ferroviaria e di strade carrozzabili, eccettuate quelle poderali ed interpoderali; di funivie, filovie ed altri impianti di trasporto a sospensione; di stabbi, stazzi, recinti ed altre aree delimitate destinate al ricovero ed all’alimentazione del bestiame nel periodo di utilizzazione agro-silvo-pastorale.
Se non vi sono ulteriori violazioni di natura penale e/o amministrativa, l’atto è sanzionato in via amministrativa dall’art. 30, comma 1°, lettera e, della legge n. 157/1992.
Un consiglio: se sparano vicino a casa tua, chiama subito i Carabinieri (112) e/o il Corpo forestale dello Stato o delle Regioni e Province autonome (1515).