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I parchi nazionali, “motori” di crescita senza “benzina”!

carta delle Aree naturali protette in Italia

E’ veramente allucinante: mentre i parchi naturali generano ormai un fatturato diretto e indiretto superiore ai 9 miliardi di euro annui, lo Stato taglia drasticamente le loro minime risorse finanziarie: nel 2011 solo 25 milioni di euro trasferiti.  Mentre il fatturato di natura e ambiente salubre è incalcolabile, le auto blù continuano a sfrecciare impunite…

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2011 (http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/11/20/news/parchi-a-rischio-per-colpa-dei-tagli-5308542)

Parchi a rischio per colpa dei tagli. Sos dai parchi e dalle aree marine protette: i finanziamenti sono briciole, così non si va avanti. Silvia Sanna

SASSARI. Fanno fatica a non sentirsi marziani in un quadro generale in cui l’ambiente non sembra più essere un bene comune da tutelare, ma una passione per pochi e coraggiosi volontari. Lo Stato ha chiuso i rubinetti da tempo, l’ultima manovra economica infierisce pesantemente su un settore già a brandelli: ai parchi e alle aree marine protette arrivano finanziamenti ridicoli che non possono garantirne la sopravvivenza ancora a lungo.L’ultimo taglio, quello delle indennità ai presidenti dei parchi, è l’ennesima ferita. Che fa male per due ragioni: perché l’incarico comporta impegno, fatica e conseguente perdita di tempo che viene sottratto al lavoro, quello sì, regolarmente retribuito. E poi perché è un segnale inquietante: trasformare la presidenza di un parco in una carica onorifica vuol dire svilire la missione, di tutela e salvaguardia, che sta alla base della creazione delle aree ambientali protette.

Muflone (Ovis musimon)

I presidenti dei 23 parchi nazionali, 2 nell’isola, non ricevono lo stipendio da quattro mesi. 1200 euro spazzati via dal decreto che taglia le spese all’interno degli enti pubblici non economici. Quali appunto i parchi. Giuseppe Bonanno, presidente del parco dell’Arcipelago della Maddalena, stringe i denti e va avanti. E anche Pasqualino Federici, al timone del parco dell’Asinara, si tiene stretta quella poltrona, nonostante sia sempre più scomoda: «Perché ho accettato l’incarico con spirito di servizio e con la volontà di contribuire a fare crescere questa fetta di paradiso. Ma è evidente che così non si può andare avanti . Qui non si tratta soltanto di accollarsi le spese per fare tutto ciò che la carica di presidente comporta, il problema è molto più grosso: la politica dei tagli ha portato al blocco delle assunzioni e senza organici non si può lavorare. Contemporaneamente, i finanziamenti sono diventati briciole che consentono, a malapena, di fare fronte all’ordinaria amministrazione».   La pianta organica, predisposta dieci anni fa, prevede per l’Asinara 15 dipendenti: al momento sono 7. Lo Stato trasferisce annualmente 1milione e 200mila euro: con questi soldi bisogna provvedere alle spese vive, tra cui gli stipendi, e poi anche ad adempiere ai compiti del parco, stabiliti dalla legge 394 del 1991: cioè salvaguardare la natura e fare opera di educazione ambientale. Dice Gianluca Idini, responsabile finanziario all’Asinara: «La situazione è disastrosa, anche perché nel tempo all’ente sono state attribuite funzioni che non sono di sua competenza, come la gestione del ciclo dell’acqua e dell’illuminazione pubblica, che spettano alle società preposte e all’amministrazione comunale. Per ora si va avanti grazie ai residui degli anni precedenti, quando arrivavano finanziamenti extra. Ma la benzina è agli sgoccioli».

Ginepro (Juniperus communis) sul mare

Augusto Navone, direttore dell’Area marina protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, descrive una situazione fotocopia. Parla veloce, se la prende con l’ex ministro Stefania Prestigiacomo: «Il peggiore titolare dell’Ambiente della storia repubblicana, si è fatta scippare il 90 per cento delle risorse».
Dal nuovo ministro Corrado Clini ci si augura un approccio diverso, ma per ora il quadro è desolante: «Nel 2012, considerato che il finanziamento complessivo per le Amp è passato da 5 a 3 milioni all’anno, riceveremo circa 250mila euro, a cui si aggiungono le quote dei comuni inseriti nell’area, cioè Olbia, Loiri Porto San Paolo e San Teodoro. È evidente – continua Navone – che con questi pochi spiccioli non si va lontano. Per questo siamo diventati bravi ad attingere ad altre fonti, per esempio partecipando ai bandi della Comunità Europea, mettendoci in gioco in un settore dove la concorrenza è forte». Ma molti progetti per forza di cose restano sulla carta, per colpa di un governo «che non solo taglia, ma impedisce anche qualsiasi forma di autofinanziamento attraverso l’introduzione di un diritto d’accesso o il versamento, alle Amp, di una quota delle concessioni demaniali». Doppio dolo, sostiene Navone, figlio della miopia culturale di uno Stato «che dice di voler fare il bene della collettività ma non riesce a garantirle un ambiente accettabile in cui vivere».

 

lettera di solidarietà dei dipendenti al Presidente dell’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena

 

(cartografia da www.parks.it, foto J.I., P.F., S.D., archivio GrIG)

  1. delta-p2
    novembre 21, 2011 alle 11:51 am | #1

    Mica male essere presidenti di un parco con i tempi che corrono.
    Benessere nello spirito e nel corpo. Come dire godere di tutto quello che serve per vivere bene
    Ricordo che, decine di anni fa , la forestale aveva segnato con l’accetta una quercia secolare per essere abbattuta come legnatico.
    I rami estesi della quercia facevano da cornice allo sguardo verso l’orizzonte dell’altopiano di basalto, sul cui versante in maniera fortuita era stata rinvenuta una barchetta nuragica.
    Un suonatore di launeddas, Mosè, viveva sul monte in una solitaria casa di pietra costruita con la forza delle braccia della famiglia … Elena, Zaira, Veronica……
    Dissi al capocantiere di lasciare quell’albero in vita perchè contemplava il tempo e di questo
    ne prendevamo beneficio.

    1965 Monte Moretta (Goni)

  2. dicembre 7, 2011 alle 11:03 pm | #2

    da La Repubblica, 7 dicembre 2011
    Parchi d’Italia: un tesoro dimenticato. (Giovanni Valentini)

    Quattro o cinque caffè a testa per mantenere il grande “tesoro” dei nostri 24 Parchi nazionali e (in totale) delle nostre 871 Aree protette. Attraverso il ministero dell’Ambiente, lo Stato italiano spende la miseria di circa 70 milioni di euro all’anno, per finanziare questo straordinario deposito di biodiversità: cioè di boschi, fauna e paesaggio. A cui si aggiungono altri 180 milioni delle Regioni per i parchi e le aree regionali. Un giacimento naturale che, in termini di benefici economici e sociali, arriva a rendere fino a 6-7 volte un investimento così modesto.
    A vent’anni dall’approvazione della legge-quadro sui Parchi, la n. 394 del 6 dicembre 1991, l’occasione è stata propizia per fare un consuntivo e un bilancio di previsione per il futuro prossimo venturo. In un convegno organizzato a Roma dalla Federparchi, si sono confrontati parlamentari, ambientalisti, dirigenti locali. E se il giudizio sulla “394″ è risultato generalmente positivo, come hanno riconosciuto gli ex ministri dell’Ambiente Edo Ronchi e Valdo Spini, non sono mancati però motivi di riflessione e di ripensamento per adeguare la legge alle nuove esigenze imposte dalla crisi economica e da quella climatica.
    In bilico tra conservazione e sviluppo, il complesso dei Parchi e delle Aree protette copre il 10% del territorio nazionale: complessivamente una superficie di oltre tre milioni di ettari a terra e di 2,8 milioni a mare, comprendendo 658 chilometri di costa protetta. A dispetto dello “spread” che incombe sui nostri titoli pubblici, questo sistema è riconosciuto come uno dei più organizzati e strutturati d’Europa. Assicura l’occupazione diretta a poco più di diecimila dipendenti e alimenta altri novantamila posti nell’indotto (turismo, agricoltura e commercio), attirando circa 37 milioni di visitatori ogni anno con un numero di presenze alberghiere che sfiora i cento milioni e un giro d’affari complessivo che supera un miliardo di euro.
    Dalle montagne al mare, dunque, un’imponente “infrastruttura naturale” che custodisce la biodiversità, salvaguarda l’assetto del territorio, preserva il paesaggio. Ma che oggi è chiamata anche a contrastare il cambiamento climatico e le sue disastrose conseguenze, come un polmone verde nel corpo vitale del Paese. E perciò, a vent’anni di distanza, si ritrova a fare i conti con le incognite e le incertezze di uno scenario in rapida evoluzione.
    È confortante che dal dibattito sulla “394″ sia emersa la conferma di una “trasversalità politica” – sottolineata dallo stesso presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Senato, Antonio D’Alì (Pdl) – che ha preceduto la fase di tregua istituzionale introdotta dal governo Monti. C’è al fondo la consapevolezza comune che – come ha detto Giampiero Sammuri, presidente della Federparchi – “questo patrimonio naturale non è né di destra né di sinistra”. Si può ben sperare, perciò, che il confronto parlamentare in corso possa migliorare ulteriormente la legge nella prospettiva di un “federalismo ambientale” che dev’essere necessariamente declinato regione per regione, in modo da promuovere il territorio nell’ottica di una strategia nazionale.
    Sono soprattutto due le questioni all’ordine del giorno, richiamate da Francesco Ferrante, senatore del Pd: la “governance” e le risorse. Da una parte, si tratta di allargare sempre più il governo dei Parchi agli enti e alle associazioni locali, per coinvolgerli più direttamente nella gestione. Dall’altra, ferma restando la necessità del finanziamento statale per garantire la funzione istituzionale di questo sistema, si discute su nuove forme di contribuzione privata in rapporto alle opportunità di valorizzazione economica: dalla bioagricoltura alla “green economy”.
    Con un recente sondaggio Ispo alla mano, il presidente del Wwf Italia, Stefano Leoni, ha avvertito che il 60% degli intervistati attribuisce ai Parchi la funzione fondamentale di “conservazione della natura”, contro un 20% che parla invece di “educazione ambientale” e un altro 20% che si disperde in risposte diverse. Ma prima il presidente della Lipu (Lega protezione degli uccelli), Fulvio Mamone Capria, ha respinto l’ipotesi dell’area protetta come “riserva indiana”. Poi è stato Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, a ricordare realisticamente che – a differenza della scuola – “i Parchi producono anche beni e merci, contribuendo ad alimentare l’identità territoriale”.
    Non c’è dubbio, comunque, che – di fronte alla crisi globale e in funzione della crescita – anche il “tesoro verde” d’Italia può svolgere un ruolo di volano economico, senza venir meno alla sua missione a tutela della biodiversità. La conservazione ambientale non deve corrispondere, però, a un atteggiamento di conservazione culturale né tantomeno politica.

  3. dicembre 28, 2011 alle 2:25 pm | #3

    da La Nuova Sardegna, 28 dicembre 2011
    Ancora niente cabina di regia per il Parco nonostante i solleciti del ministero dell’Ambiente. A settembre l’ultimo richiamo. Asinara, terzo anno senza consiglio direttivo. Mura: «Preoccupante segnale di allarme». Scarpa: «Presto i nomi di Regione e Provincia». (Gavino Masia)

    PORTO TORRES. Sono passati oltre tre anni, ma il Parco nazionale dell’Asinara è ancora privo di un consiglio direttivo. Il ministero dell’Ambiente invia ripetutamente alla Comunità del Parco e all’ufficio di presidenza della Regione note (l’ultima è datata 15 settembre 2011) per sollecitare l’invio delle designazioni dei componenti della Comunità del Parco. Le nomine sono necessarie proprio ai fini della ricostruzione del consiglio direttivo.
    Il sindaco Beniamino Scarpa, che della Comunità del Parco è presidente, spiega di essere in attesa dei nomi dei rappresentanti di Regione e Provincia. «Appena ho ricevuto l’ultimo sollecito dal ministero – assicura Scarpa – ho chiesto ai due presidenti comunicarmi il proprio rappresentante nel consiglio direttivo per poter poi inviare la lista completa. Ugo Cappellacci e Alessandra Giudici mi hanno assicurato che a breve faranno le designazioni. Subito dopo provvederò ad aggiungere la rappresentanza del Comune». Attraverso una nota di Luciano Mura, coordinatore dell’opposizione, a suo tempo il gruppo consiliare del Partito democratico aveva definito inqualificabile la situazione dell’ente di gestione del parco dell’Asinara, illegittimi i lunghissimi commissariamenti e le mancate nomine degli organi direttivi previsti dalla legge. «Questa situazione è un preoccupante segnale di allarme – ribadisce Mura -. In assenza di indicazioni politiche e gestionali che vadano nella direzione di un vero sviluppo sostenibile e con le gravi carenze infrastrutturali, il Parco non è in grado di svolgere la sua funzione di crescita anche economica del territorio». «È necessario – prosegue Mura – garantire la partecipazione del Comune nelle scelte, per l’affermazione di un sistema parco che possa tutelare la natura e garantire gli interessi della nostra comunità».
    In assenza del consiglio direttivo, il Parco dell’Asinara cerca di andare avanti adottando i provvedimenti straordinari del suo presidente. «Ho sollecitato più volte la ricostituzione del consiglio – precisa Pasqualino Federici -, sia perché lo prevede la legge sia per le funzioni importanti che può esplicare. Credo nella democrazia, e preferirei essere affiancato dal Consiglio direttivo nelle scelte di indirizzo».
    Il problema di fondo è dunque quello di una gestione dell’isola-parco che coinvolga tutti gli attori istituzionali, soprattutto se permangono i problemi che ne limitano le enormi potenzialità. «Sto bussando alle porte di Regione ed Ente foreste per avere personale e fondi – lamenta Federici -, chiedendo di finanziare prioritariamente la razionalizzazione dell’impianto idrico». Un altro problema sono gli animali. «Come si può pensare di realizzare vigneti – chiede Federici – quando capre e cinghiali in libertà rischiano di devastare i terreni?».

  4. dicembre 31, 2011 alle 1:31 pm | #4

    da La Nuova Sardegna, 31 dicembre 2011
    All’Asinara è stata interrotta la cattura di queste specie avviata nel 2006 dall’Ente foreste: «Ora intervenga la Regione». Gli animali selvatici mettono a rischio il parco.
    Capre e incroci di cinghiali mangiano la macchia mediterranea e cresce la velenosa euphorbia. Preoccupato il presidente dell’ente Pasqualino Federici. (Gavino Masia)

    PORTO TORRES. L’ecosistema del Parco dell’Asinara rischia di essere messo in ginocchio dalla numerosa presenza di animali selvatici (capre e incroci di cinghiali) che depauperano anche la nidificazione di nobili stanziali come la pernice sarda.
    Gli animali si nutrono della macchia mediterranea, lasciando il primato della pianta più estesa alla velenosa euphorbia. L’Ente foreste si era assunto l’impegno della cattura degli esemplari dal 2006, portando via 3.700 capre e 700 cinghiali poi distribuiti attraverso vari allevamenti isolani. «Questa metodo è stato purtroppo interrotto – lamenta il presidente dell’Ente Parco Pasqualino Federici -, e stiamo cercando disperatamente di riattivare la collaborazione per la cattura di capre e cinghiali anche proponendo dei bandi che poi vanno regolarmente deserti. Il Parco non ha capacità funzionale, né personale, per poter risolvere questo problema, allora ci rivolgiamo alla Regione per avere un’opera di risanamento che rimetta a posto il territorio dell’isola dell’Asinara». La presenza dannosa di specie animali introdotte sull’isola, può e deve essere risolta condividendone l’importanza e rendendosi operativi ognuno per la parte che gli compete. «Che i cinghiali e le capre debbano andare via dall’Asinara – sostiene l’assessore comunale al Parco, Francesco Porcu -, così come i gatti inselvatichiti, è sin troppo evidente: ora è necessario che gli enti, ognuno per la sua parte, si attivino insieme e il più presto possibile in modo che la prossima primavera le nidiate della selvaggina stanziale non siano preda di questi animali e la macchia mediterranea non continui ad essere sopraffatta dalla velenosa euforbia». Porcu ritiene che se si è riusciti ad affrontare il problema dell’acqua, e degli altri cicli vitali, è necessario farlo anche affinchè le specie animali dannose siano portate fuori dell’isola: «L’amministrazione si è attivata in questi questi mesi per le parti di sua competenza – ricorda l’assessore -, chiedendo aiuto a tutti gli altri, allo stesso modo è pronta a dare il suo contributo per la soluzione del problema. Questo deve passare per una collaborazione continua fatta anche di rapporti meno burocratici, più funzionali e operativi, di conoscenza, scambi frequenti e aiuti reciproci». La mancanza di un Comitato direttivo non aiuta, ma non può essere la scusa della mancata soluzione dei problemi che rallentano lo sviluppo dell’Asinara.

    PITTALIS (VERDI). «Bestie da prelevare per evitare che si riproducano». E ci sono anche altri problemi: la rete idrica.

    PORTO TORRES. «Strano che l’Ente foreste non si faccia carico del problema del ritiro degli animali inselvatichiti presenti all’Asinara, visto e considerato che dovrebbe essere una sorta di braccio destro operativo del Parco». Lo sostiene Gigi Pittalis, portavoce comunale dei Verdi: «Questo prelievo deve proseguire regolarmente – sostiene -, in modo da evitare la riproduzione degli stessi animali. Nel contempo si possono cercare, come supporto a questo metodo, altre iniziative». Per Pittalis non bisogna comunque dimenticare un altro dei problemi endemici dell’Asinara: «Rete idrica, potabilizzazione e tutti quei sottoservizi necessari per far decollare le altre iniziative. Speriamo che venga insediato al più presto il Comitato direttivo, che deve governare tutte le problematiche del Parco, perché è necessario togliere il freno a mano in modo che si possa avere qualche risposta positiva soprattutto in termini occupazionali».

  5. gennaio 29, 2012 alle 1:04 pm | #5

    ancora ambiguità sui parchi naturali!

    da La Repubblica, 27 gennaio 2012
    “No ai parchi nelle mani dei partiti”. La riforma fa litigare gli ambientalisti. (Giovanni Valentini)

    Un’inedita e clamorosa polemica minaccia di dividere il movimento ambientalista e di spaccare la galassia delle associazioni. Pomo della discordia, la riforma dei Parchi nazionali all’esame del Parlamento, a vent’anni di distanza dall’introduzione della legge 394. E la “querelle” rischia di coinvolgere anche i senatori eco-dem, Francesco Ferrante e Roberto Della Seta, che stanno seguendo l’iter del provvedimento a palazzo Madama.
    Con una pagina pubblicitaria, apparsa ieri sul nostro giornale, il Fondo per l’ambiente italiano (FAI), Italia Nostra, Mountain wilderness, la Lega per la protezione degli uccelli (Lipu)e il Wwf, hanno lanciato un “appello per fermare una riforma inutilee dannosa”:a loro giudizio, stravolgerebbe il sistema dei Parchi compromettendone la funzione primaria di tutela ambientale e quindi l’attrattiva turistica. Secondo questo fronte, le modifiche alla legge 394 intendono alterare il delicato equilibrio della “governance” fra i ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura, del mondo scientifico, delle associazioni e degli enti locali, spostandolo “a vantaggio dei rappresentanti di interessi locali e di settore”. E ciò non farebbe che “aumentare la politicizzazione degli Enti Parchi”. Le associazioni che hanno lanciato l’appello contro la riforma denunciano poi la “possibilità di cacciare nelle aree protette con la scusa del controllo delle specie aliene”. E infine, contestano il “meccanismo di finanziamento degli Enti Parchi con l’introduzione di una royalty o di canoni su alcune attività a elevato impatto ambientale” (la coltivazione di idrocarburi, gli impianti idroelettrici o a biomasse).
    Sul fronte opposto, insieme a Federparchi e a Legambiente, si schiera anche la Coldiretti, la principale organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo, presieduta da Sergio Marini, con un milione e mezzo di associati. In comune, questi tre soggetti manifestano una maggiore attenzione alle esigenze di carattere economico e in particolare a quelle dell’agricoltura.
    In difesa della riforma, interviene il presidente di Federparchi, Giampiero Sammuri: «Le modifiche che si stanno delineando sono da giudicare utili e positive». E aggiunge che «i limitati e parziali interventi previsti non sono certo una mannaia sui parchi e sulla loro efficacia gestionale: in alcuni casi possono produrre una maggiore capacità d’azione, in altri migliore chiarezza su strumenti e opportunità, in altri ancora la riaffermazione, rafforzata ed estesa, di competenze e prerogative, come quelle sulla gestione della fauna».
    Ancora più dura la replica di Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, in polemica aperta con le cinque associazioni firmatarie dell’appello: «È un ambientalismo alla Walt Disney, più da giovani marmotte che da moderni ambientalisti. Agricoltori ed enti locali non sono il lupo cattivo. Noi non abbiamo nessuna paura di modificare la legge 394/91 sui parchi per rilanciarne la funzione e renderli più efficienti». A suo parere, l’iter parlamentare della riforma «va nella giusta direzione prevedendo provvedimenti che velocizzano le nomine, semplificano la governance degli Enti Parchi, liberano dalle pastoie della cattiva politica e sburocratizzano organismi che rischiano, così restando, di apparire inutili carrozzoni». Di rincalzo, la Coldiretti ribatte che nella legge 394 l’agricoltura ha “uno spazio residuale”, mentre le attività del settore rispondono a “logiche di investimento e di sviluppo”. Da qui, appunto, la necessità di essere «più coraggiosi al fine di costruire un più deciso collegamento tra sviluppo dell’agricoltura e salvaguardia della natura». Per l’associazione guidata da Marini, insomma, «si tratta di mettere a punto una strategia di valorizzazione del territorio, in cui è possibile inserire la serie delle aree naturali protette che identificano e circoscrivono particolari habitat con tutti i connessi valori naturali e culturali».

  6. febbraio 12, 2012 alle 3:07 pm | #6

    da La Nuova Sardegna, 12 febbraio 2012
    Federici e il sindaco Scarpa: «Senza l’acqua potabile l’Asinara dovrà chiudere». La denuncia choc del presidente del parco e del primo cittadino di Porto Torres. (Gianni Bazzoni)

    PORTO TORRES. Senz’acqua potabile il Parco nazionale dell’Asinara è destinato alla chiusura. E la prossima stagione turistica – che comincia con l’arrivo della primavera – rischia di essere caratterizzata da una decisione drastica: il divieto di accesso per i visitatori. Il provvedimento, annunciato anche lo scorso anno, è stato ribadito dal presidente del Parco Pasqualino Federici e dal sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa: «Il Parco non può garantire servizi di qualità se manca un bene essenziale come l’acqua potabile, la Regione deve intervenire».
    Poca acqua e pochi soldi, consiglio direttivo mai nominato, servizio medico da istituire, continuità territoriale da migliorare. L’inverno doveva servire per sbloccare alcune situazioni prioritarie, invece sono già trascorsi diversi mesi (diciamo da novembre a gennaio) e i passi avanti sono stati davvero piccoli.
    Se ne è parlato a margine del convegno sul nuovo porto turistico di Porto Torres promosso dalla Cormorano Marina e dall’Assonat. «Ci stiamo confrontando continuamente con la Regione – ha detto il presidente Federici – e il Comune è al nostro fianco, ma finora non abbiamo ottenuto risultati. Così passa il tempo, e se l’Asinara non avrà l’acqua potabile è difficile che possa essere aperta ai visitatori. Non avrebbe senso, perchè i problemi di gestione sarebbero rilevanti».
    C’è qualcosa che non torna nelle vicende del Parco nazionale che – nonostante le enormi potenzialità – continua a non decollare. Il «progetto idrico» è sul tavolo della Regione ormai da tempo. E c’è da dire che la Conservatoria delle Coste aveva avviato due percorsi per un intervento da 6milioni di euro (tra fondi euripei e Fas), ma non se ne sa più niente. Quindi è facile immaginare che la pratica si sia arenata da qualche parte. La giunta regionale, invece, aveva sul tavolo un budget da 10milioni di euro proprio per l’Asinara: ogni volta che deve confrontarsi con altre priorità regionali però l’isola-parco viene automaticamente retrocessa e le risorse distribuite in altre direzioni. E questo alla faccia dei proclami sul ruolo strategico per lo sviluppo del territorio.
    L’ultima notizia che rimbalza da Cagliari riguarda un progetto che la Conservatoria avrebbe rimodulato (valore 2milioni di euro) per cercare di garantire almeno il servizio efficiente di acqua potabile a Cala d’Oliva, dove tra l’altro è stato appena assegnato il punto di ristoro a una Associazione temporanea di imprese.
    Sulla vicenda della possibile chiusura dell’Asinara, così come annunciata dal presidente Pasqualino Federici e dal sindaco Beniamino Scarpa, però, non mancano le polemiche politiche.
    Ieri il consigliere regionale del nord Sardegna Massimo Mulas, dell’Upc, ha contestato le dichiarazioni dei due amministratori: «Ho appreso con grande rammarico delle dichiarazioni rilasciate dal senatore Federici, oggi presidente del Parco, e dal sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa – ha affermato Mulas – i quali dimenticano di essere stati autorevoli parlamentari nazionali e regionali del territorio, e che mai in tanti anni di “vacche grasse” si sono sognati di fare arrivare risorse significative per questa parte di Sardegna, o nello specifico per placare la sete dell’isola-parco».
    Il consigliere regionale dell’Upc auspica che «i proclami apocalittici di chiusura del Parco nazionale dell’Asinara restino solo delle maldestre e anacronistiche dichiarazioni di chi dovrebbe programmare e progettare la ricerca di fondi per un settore, quello idrico, di competenza di Comune e Autorità d’ambito». E Massimo Mulas ha sottolineato che la Regione – con il lavoro svolto dalla Conservatoria delle Coste – «sta già mettendo in campo risorse per reperire soluzioni (con i bandi di assegnazione) e rilanciare il quadro economico di un’isola-parco dove sarà possibile consentire residenze stabili e giustificare così finanziamenti primari come quello dell’acqua potabile».

  7. febbraio 26, 2012 alle 5:32 pm | #7

    altro che 90 milioni di euro per “inventare” un parco a Tuvixeddu…

    da La Nuova Sardegna on line, 26 febbraio 2012
    Il parco dell’Asinara a rischio chiusura. La Conservatoria delle Coste apre un tavolo tecnico sull’ambiente. Tra le emergenze c’è quella dell’acqua potabile: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/02/26/news/il-parco-dell-asinara-a-rischio-chiusura-5653978

  1. dicembre 23, 2011 alle 11:19 am | #1
  2. dicembre 24, 2011 alle 10:15 am | #2
  3. dicembre 29, 2011 alle 9:47 pm | #3

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