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Ma guarda un po’, ora la Confindustria vuole il parco nazionale del Gennargentu.


Dopo incessanti quanto spesso ottuse lotte contro l’istituzione del parco nazionale del Gennargentu-Golfo di Orosei, ora in terra nuorese e ogliastrina iniziano ad accorgersi che – forse – si tratta proprio di una delle pochissime (se non l’unica) carte da giocare per garantire un futuro economico-sociale ai territori interessati.

I parchi naturali generano in Italia ormai un fatturato diretto e indiretto superiore ai 9 miliardi di euro annui, piaccia o no. Però, finora, ha prevalso la più stupida chiusura.   Non c’è stata alcuna seria e concreta proposta di tutela ambientale e crescita economico-sociale per le zone interne.   Altro che solito blà blà sul prolungamento della stagione turistica e favole simili.    Le norme di tutela ambientale già ci sono, mentre finora s’è persa un’occasione più unica che rara per far finalmente crescere in modo equilibrato alcune delle zone interne e marginali sarde che ne evidenziano il maggior bisogno.

I parchi nazionali e le aree naturali protette d’Italia generano un giro d’affari di 2 miliardi di euro all’anno e un fatturato pari a 9 miliardi di euro, con un’occupazione di 86 mila posti di lavoro (4 mila diretti, 17 mila per servizi, 65 mila per turismo, agricoltura, artigianato, commercio), con 2.450 centri visita, strutture culturali e circa 34 milioni in media di visitatori ogni anno. 

Muflone (Ovis musimon)

Anche la sola presenza di un flusso turistico di 100 mila visitatori annui nelle zone del parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei, per una presenza media di soli tre giorni ciascuno, calcolando una spesa giornaliera complessiva di soli 100 euro, significherebbe una ricaduta economica diffusa di 30 milioni di euro annui

Qualcuno è in grado di dire che altro attualmente garantisce un simile contributo economico costante nelle aree interne della Sardegna?   Il mitico contratto d’area di Ottana?    La mitica Legler?   Il mitico canto a tenores, oggetto d’una dispendiosa proposta di riconoscimento internazionale all’Unesco da parte della Provincia di Nuoro e assolutamente inutile per mettere insieme il pranzo con la cena

Eppure finora non c’è stato uno straccio di politico, di rappresentante del territorio, come s’usa dire, che voglia almeno esplorare una possibilità che altrove ha portato tutela ambientale e benessere.   

Roba da Sardistàn, purtroppo.

perimetrazione provvisoria del parco nazionale del Gennargentu-Golfo di Orosei (D.P.R. 30 marzo 1998)

Ricordiamo che al “famigerato” D.P.R. 30 marzo 1998 si era giunti dopo ben tre intese Stato – Regione (1992, 1995 e 1998) e che proprio la Provincia di Nuoro era stata individuata  quale ente gestionale provvisorio fino alla nomina degli organi definitivi. Ricordiamo anche che su 24 Comuni interessati ben 18 avevano formalmente aderito al parco nazionale, 3 avevano aderito con condizioni, uno non si era espresso per le dimissioni del proprio sindaco (Orgosolo) e solo due (Desulo e Talana) avevano opposto un rifiuto formale: perchè in Barbagia ed Ogliastra esiste la “democrazia al contrario” e l’area protetta non è potuta partire con i Comuni favorevoli?

Ricordiamo, inoltre, a titolo d’esempio, che il programma comunitario Feoga 1994-1999 (sottoprogramma sviluppo rurale) fra i vari interventi finalizzati proprio al decollo del parco aveva distribuito circa 35 miliardi di vecchie lire in favore di 161 interventi anche fra tanti oppositori del parco.

Possono essere citati tanti altri “fiumi di denaro pubblico” già giunti in nome della tanto vituperata area protetta nel campo delle progettazioni, degli interventi di infrastrutturazione e così via.

A questo punto o c’è un cambiamento drastico di rotta o si va verso la morte economico-sociale di ampie aree della Sardegna.  E’ bene dirlo, una volta per tutte.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

da L’Unione Sarda, 8 agosto 2012

Rispunta il Gennargentu. Presenze in calo del 24 per cento nelle strutture di Nuorese e Ogliastra. Turismo giù, ora la Confindustria rilancia il parco. Marilena Orunesu

La crisi del turismo fa crollare le presenze, ma anche ripensare all’area del Gennargentu: parco o area protetta che sia, potrebbe essere la chiave di sviluppo del futuro nel nome di un progetto identitario che metta assieme tradizioni, ambiente, prodotti tipici e artigianali. Ne è convinta Confindustria della Sardegna centrale che, intanto, lancia l’Sos alla Regione perché metta mano a lungaggini burocratiche, caro-trasporti e carenze nei collegamenti. Punto di partenza i numeri amari di una stagione già nera.

SITUAZIONE. Tra Nuorese e Ogliastra si stima un calo delle presenze del 24 per cento rispetto a un anno fa che a sua volta ha registrato una perdita del 22 per cento rispetto al 2010. Non basta – come sottolinea Massimiliano Meloni, imprenditore delle zone interne – che nell’arco di dieci anni, dal 2002 al 2012, strutture e posti letto siano quasi raddoppiati: tra Nuorese e Ogliastra l’incremento è del 47 per cento. Il punto è che le strutture vengono utilizzate appena 42 giorni l’anno. E non è neppure un caso – come nota Piero Loi, imprenditore leader del turismo balneare – che il 70 per cento della ricettività di maggiore peso della costa centro-orientale sia in vendita.

GENNARGENTU. Di fronte alla debacle, il presidente di Confindustria Roberto Bornioli rilancia il progetto del passato. «È necessario che il turismo delle coste arrivi all’interno e viceversa per i prodotti agroalimentari e artigianali dell’interno: si può realizzare con marchi d’area e mettendo in rete gli operatori. Il parco o area protetta del Gennargentu è una incredibile risorsa non valorizzata». L’idea è proiettata verso il futuro. Intanto, l’analisi di un settore allo sbando è spietata.

REGIONE SOTTO ACCUSA. Il più duro è Loi: «Dalla voce dell’assessore regionale non ho sentito un grido di dolore verso la politica nazionale e chi ha competenza. Forse non ci stiamo rendendo conto di cosa succede: il mercato sta cannibalizzando le imprese». Sottolinea Meloni richiamando l’esiguità delle risorse regionali, come gli otto milioni di euro destinati alla ristrutturazione del sistema ricettivo: «Siamo stanchi di spot, di progetti inefficaci. Siamo pronti a confrontarci». Cristiano Todde, vice presidente di Confindustria e imprenditore ogliastrino, propone il modello-Trentino e dice: «La politica deve programmare, mettere in campo strumenti, bisogna organizzare il territorio».

TRASPORTI. Gabriele Deplano, titolare di un’azienda di trasporti che garantisce i collegamenti tra Nuoro e Olbia e Cala Gonone, denuncia le storture del sistema: «Mancano collegamenti tra i centri costieri. Un turista, che oggi arriva in aereo non più in nave, non sa come spostarsi da Orosei a Cala Gonone».

Baunei, Baccu Goloritzè

(foto C.B., J.I., archivio GrIG)

  1. agosto 8, 2012 alle 6:07 pm | #1

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. agosto 8, 2012 alle 8:39 pm | #2

    da La Nuova Sardegna on line, 8 agosto 2012
    Turismo nel Nuorese, meno 42 per cento in due anni.
    La denuncia è della Confindustria nuorese, che accusa l’assessore Crisponi: «E’ peggio del comandante Schettino». (Angelo Fontanesi): http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2012/08/08/news/turismo-nel-nuorese-meno-42-per-cento-in-due-anni-1.5517652

  3. Occhio nudo
    agosto 8, 2012 alle 10:58 pm | #4

    Meglio tardi che mai ;-)

  4. Nicola P.
    agosto 9, 2012 alle 9:40 am | #5

    Il Parco del Gennargentu è stato imposto secondo logica top-down! Il messaggio che è passato nella popolazione è stato Parco=vincoli. E vincoli imposti da Roma! Non credo si tratti di stupidità, mi sembra una parola forte. In molti casi credo si tratti di ignoranza e di incapacità di comunicazione da parte dei proponenti del Parco Nazionale. Per avere un Parco (nazionale o regionale) è necessario che il territorio rinunci a una parte dei propri diritti (ad esempio la caccia in molti casi) ma in cambio potrebbe avere ben altri benefici. Se nessuno glieli spiega in maniera efficace, le prese di posizione verso le aree protette ci saranno sempre. E il voler proteggere a tutti i costi senza concertazinone rischia di diventare controproducente per la tutela ambientale stessa.

    • agosto 9, 2012 alle 10:27 am | #6

      sì, Nicola, è vero. Ma è vero anche che c’è stato un coinvolgimento molto forte dei Comuni interessati e reiterate campagne stampa (in particolare de L’Unione Sarda, gestione Antonangelo Liori) farcite di falsità contro qualsiasi ipotesi di area protetta.
      Ecco i risultati.

  5. Juri
    agosto 9, 2012 alle 11:20 pm | #7

    La cosa che stride davvero è che quando il territorio, spesso quello di qualità migliore, è davvero espropriato, recintato, rubato alle popolazioni perché trasformato in poligono militare, si scopre che i più accaniti difensori di questo tipo di sfruttamento assurdo del territorio in gran parte coincidono con coloro che alla parola parco gridano alla riserva indiana e amenità simili.
    Per Nicola P.: resta il fatto che la grande maggioranza dei comuni aveva aderito e certo il fatto che la scelta maggioritaria sia stata cancellata da un certo “clima ambientale” creato da una netta minoranza molto aggressiva (diciamo così) non depone per niente bene sulla “salute” sociale di quei territori.

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